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Posted on Author Zoloran Posted in Internet


    Content Warning. This video may be inappropriate for some users. Sign in to confirm your age. Una scarica di mitra ai primi faceva precipitare tutti nel baratro. Coloro che non foiba di Monrupino, meglio conosciuta come foiba (guarda il video). Pochi. La prima ondata di violenza esplose proprio dopo la firma dell'armistizio, l'8 settembre in Istria e in Dalmazia i partigiani jugoslavi di Tito si vendicarono​. Sul Carso triestino, la foiba di Basovizza, pozzo minerario scavato agli inizi del guerra mondiale, i partigiani di Tito le utilizzarono per scaricare al loro interno alla foiba di Monrupino, meglio conosciuta come foiba (guarda il video).

    Nome: foibe video da
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    Ecco 12 cose da sapere per farsi un'idea in occasione della giornata del ricordo Leggi anche questo approfondimento Che cosa sono le foibe Le foibe tecnicamente sono le cavità naturali presenti sul Carso. Il nome foiba è un termine dialettale giuliano che deriva dal latino fovea fossa, cava. Da questi massacri deriva il termine infoibare.

    Come avvenivano le esecuzioni Le uccisioni avvenivano in maniera spaventosamente crudele. Con il crollo del regime i fascisti e tutti gli italiani non comunisti vennero considerati nemici del popolo, prima torturati e poi gettati nelle foibe.

    Morirono, si stima, circa un migliaio di persone.

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    Il Giorno del Ricordo attira a Trieste i leader della destra, ma la commemorazione è senza pace anche stavolta. In questo caso le tensioni si alzano per la decisione di Debora Serracchiani, Luigi Zanda e Tatjana Rojc di lasciare lo spazio delle autorità davanti agli interventi ritenuti irrituali di Gasparri e Massimiliano Fedriga, primo presidente del Friuli Venezia Giulia a chiedere di parlare alla celebrazione organizzata dal Comune.

    La scintilla scocca per il discorso conclusivo di Gasparri, che non è vicepresidente del Senato ma prende la parola a Trieste in rappresentanza della presidente Maria Elisabetta Casellati. Quanto ci vorrà perché scompaiano i negazionismi? Serracchiani, Zanda e Rojc se ne vanno e si attirano gli attacchi del centrodestra.

    A Trieste arrivano anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni: strette di mano, sorrisi e selfie con un popolo che ieri era numeroso e che sente il richiamo della destra. Poche ore prima era stata rinvenuta a Basovizza una scritta in cui si insultava la giovane istriana infoibata Norma Cossetto.

    Al mattino presto, nel buio e nel silenzio della casa, scaricare il giornale sul tablet. Lo sguardo sul mondo. Le mie firme preferite, che leggo a prescindere dal tema dell'articolo. Ho letto da qualche parte che un terzo dei condannati dal Tribunale speciale proveniva dal Friuli Venezia Giulia.

    Va notato che questo atteggiamento persecutorio non riguardava solo le minoranze linguistiche ed etniche, ma ogni opposizione politica e sociale, al punto che le due questioni — minoranze e movimento dei lavoratori — spesso si mescolano in modo indissolubile.

    Le armi della repressione sono aggressioni, incendi, omicidi, violenze d'ogni genere e poi le sentenze e le condanne non per gli squadristi, ma per gli antifascisti. L'obiettivo, per gli sloveni, è la radicale snazionalizzazione.

    Bisognerà attendere qualche decennio per assistere all'intreccio razzistico di antislavismo e di antisemitismo — ne ha parlato la professoressa Vinci - grazie a cui non si colpiva più soltanto gran parte dei ceti popolari e proletari, cioè gli sloveni, ma anche la comunità ebraica, che comprendeva personalità di alta e media borghesia pienamente integrate con le tradizioni politiche e amministrative di Trieste.

    L'effimera provincia italiana di Lubiana scompare dopo l'8 settembre e subentra l'occupazione militare tedesca, ma gli effetti perversi dell'invasione italiana peseranno negli anni successivi.

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    Il gauleiter, cioè l'Alto Commissario, assumeva tutti i poteri politici e amministrativi; prefetti e podestà erano sotto il controllo tedesco e le milizie collaborazioniste erano alle dipendenze delle SS. Stupisce che quando oggi si parla del confine orientale non ci si soffermi su questo punto: non c'era neppure la parvenza di un'autonomia nazionale, come nel caso della Repubblica sociale.

    C'era invece la prospettiva dell'annessione al Reich compresa l'altra zona occupata, la Zona d'operazioni delle Prealpi, cioè il Trentino Alto Adige.

    Qui si svolge una parte dell'epopea della X Mas di Junio Valerio Borghese, che si distingue nella caccia, nelle torture e negli omicidi di partigiani, come per esempio a Tramonti di Sotto, presso Pordenone, a Saciletto di Ruda, nella bassa Friulana, alle alture di Aiello presso Udine, a Ronchi di Terzo d'Aquileia.

    Ovviamente Borghese. Recentemente è uscita una interessantissima ricerca proprio sulla X al confine orientale da parte di Luciano Patat. Perché mi soffermo su un elemento specifico, relativamente di dettaglio, come la X? Perché nella grande commedia degli equivoci — ma meglio sarebbe dire tragedia — che ci circonda, si omette che il primo e principale nemico dell'Italia in quel tempo e in quel luogo non era lo slavo, non era lo sloveno, ma era il nazista che aveva occupato un ampio territorio italiano in una prospettiva annessionistica.

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    Anche per questo la retorica della difesa del confine orientale è stupefacente, non perché non ci fossero ambizioni territoriali slave nei confronti di zone di confine, ma perché prima ancora di tali ambizioni c'era il fatto ineludibile dell'occupazione tedesca.

    E mentre spesso i partigiani italiani combattevano insieme a quelli sloveni e croati, i collaborazionisti dei tedeschi, al di là della magniloquenza sulle bandiere tricolori, erano al servizio del Terzo Reich, a cominciare dalla X Mas.

    Ecco perché è sconcertante il fatto che da alcuni anni rappresentanti dell'associazione reduci Rsi e reduci X Mas vengano ricevuti a Gorizia nel Palazzo comunale ed in gran parte della regione si succedano episodi di vicinanza o esplicito appoggio al fascismo. Mi sovvengono a proposito le parole illuminanti della relazione di Franco Cecotti. Occorre aggiungere che vi furono vendette personali ed eccessi di vario genere.

    Da tutto quello che abbiamo ascoltato oggi, ed anche da queste mie modestissime considerazioni, deriva qualche pensiero conclusivo; occorre, come abbiamo scritto nel documento dell'Anpi del , occorre — dicevo — accuratamente evitare che, nella rilettura contemporanea di quelle vicende, prevalga una visione univoca, condizionata dall'appartenenza statuale.

    È assolutamente vero.

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    Ma a ben vedere il silenzio non è calato solo sulle foibe e sull'esodo.


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