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LETAME SCARICARE

Posted on Author Mojar Posted in Musica


    Contents
  1. Letame scaricato in campagna e dato alle fiamme: area sequestrata dalla Municipale
  2. MUGNANO. Sorpreso a scaricare letame sulla Provinciale, multa per un 40enne
  3. Letame - Foto di Stock
  4. In Evidenza

"letame" ciascuna delle tipologie di deiezioni zootecniche di seguito indicate, purché sottoposte ad adeguata maturazione in cumulo: a) materiale palabile. I Carabinieri della Stazione Forestale di Monteforte Irpino hanno denunciato in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Avellino un. è ammesso solo letame preventivamente stoccato per almeno 60 giorni su una platea di stoccaggio per il letame;; possono essere realizzati solo su terreni adibiti. Leggete anche l'ordinanza e la guida informativa che potete scaricare nei "​Documenti". Letame e liquami - Regolamento (PDF, KB). Letame e liquami -​.

Nome: letame
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Lgs 75 del 29 aprile e s. Viene prodotto a partire da letame bovino , selezionato e proveniente da allevamenti non industriali i quali vengono sottoposti a una preventiva fermentazione in cumulo e successiva maturazione e essiccazione. Questo processo della durata complessiva di quasi un anno porta a ottenere un prodotto sanitizzato e con elevate proprietà chimico-fisiche ed agronomiche.

Lo Stallatico viene commercializzato sia alla rinfusa sia in sacchi da 25 Kg e pallettizzato su pedane contenenti 45 sacchi cadauna. Viene prodotto esclusivamente a partire da letame bovino selezionato e proveniente da allevamenti non industriali, il quale viene sottoposto a un lungo processo di lavorazione che prevede una preventiva fermentazione in cumulo, con successiva digestione da parte dei lombrichi, i quali con la loro azione di digestione e affinamento meccanico-strutturale portano a ottenere un fertilizzante con elevate proprietà chimico-fisico strutturali e agronomiche, ideali per arricchire i terreni poveri di sostanza organica e a facilitare lo sviluppo radicale delle colture su cui viene applicato.

In seguito alla digestione da parte dei lombrichi viene ulteriore sottoposto a un processo di maturazione in cumulo e successivo affinamento meccanico, per consentire una migliore azione di contatto con il terreno su cui è applicato.

Intervenire nel settore èdella massima urgenza. L'agricoltura locale rilascia nell'atmosfera circa 50 tonnellate di azoto sotto forma di ammoniaca, quasi la metà delle quali imputabili allo spandimento di concimi di fattoria. Nel ha versato a questo titolo 17 milioni di franchi.

Il resto è finanziato dai Cantoni e dagli agricoltori interessati. Nel progetti di questo tipo sono stati realizzati in 21 tra Cantoni e Semicantoni. Dappertutto il fulcro degli sforzi si è incentrato sullo spargimento di concime a basse emissioni. Nel Jürg Hostettler ha ricevuto un totale di franchi grazie al progetto.

Letame scaricato in campagna e dato alle fiamme: area sequestrata dalla Municipale

La copertura delle vasche di letame fa parte delle misure sostenute dai progetti regionali. Due i sistemi possibili: i teloni galleggianti e le costruzioni rigide in materiali diversi. La fattoria biologica di Bruno e Karin Kessler, sulle colline sopra Herisau AR , non avrà invece bisogno di ricorrere neppure a quest'accorgimento. Il letame prodotto dalle 50 e qualcosa vacche da latte e dai circa 60 maiali da ingrasso è stoccata in fosse scavate sotto la stalla e il recinto esterno.

Un sistema a punti A quelli per i procedimenti di concimazione a basse emissioni si aggiungono anche, secondo un sistema a punti, dei contributi versati per ogni sorta di misura di riduzione dell'ammoniaca.

Una di queste consiste nell'ombreggiare il cortile esterno alla stalla: dato che più fa caldo e più il gas si volatilizza in fretta; riducendo la temperatura si riducono anche le emissioni di ammoniaca. Grazie alla disposizione favorevole degli stabili, Bruno Kessler ha potuto rispondere a questa esigenza senza problemi. E ora ha la sua zona ombreggiata anche il recinto esterno dei maiali. L'azienda segna punti anche grazie al foraggio povero di composti azotati.

Più l'alimentazione è ricca in proteine, più aumenta infatti il contenuto di azoto nelle deiezioni animali e quindi le emissioni di ammoniaca. Con una produzione di circa chilogrammi di latte l'anno le mucche d'élite ne producono il doppio , le brune alpine della fattoria dei Kessler non sono tagliate per i rendimenti da record. Hanno quindi bisogno di un foraggio concentrato meno ricco di proteine e mangiano quasi esclusivamente erba, fieno e silaggio.

Bruno Kessler fa misurare regolarmente il tasso di urea nel latte: se è inferiore al limite significa che gli animali non ricevono proteine in eccesso.

E finora i valori sono sempre rientrati nei parametri stabiliti. L'altra faccia della stabulazione libera Una parte crescente delle emissioni agricole di ammoniaca è da mettere sul conto delle stalle. Gli irroratori a tubi flessibili, utilizzati attualmente su quasi un terzo delle superfici agricole svizzere a bassa declività, riducono infatti l'incidenza dello spargimento del concime come fonte d'emissione.

Crescono per contro le emissioni di ammoniaca provenienti dal progressivo passaggio dalla stabulazione fissa alla stabulazione libera. Quello che è senz'altro un progresso per gli animali, non lo è dunque per l'ambiente: nella stabulazione libera, gli escrementi non cadono infatti tutti dietro la lettiera da dove possono essere rapidamente evacuati attraverso una canaletta, ma sono disseminati su una superficie molto più ampia, dove restano per più tempo se il terreno non è pulito diverse volte al giorno.

È tuttavia possibile ridurre questo inconveniente con opportuni accorgimenti architettonici e organizzativi. La pulizia del terreno e del canale di scolo è effettuato automaticamente ogni due ore da un rastrello controllato da una minuteria.

In Svizzera, benché anch'essi finanziati attraverso progetti di impiego sostenibile delle risorse, questi sistemi di stabulazione libera a basse emissioni sono tuttavia ancora pochi. Per i materiali di cui al comma 5, lettera g , lo stoccaggio puo' avvenire anche in strutture di contenimento coperte, aperte o chiuse senza limiti di altezza. Sono considerate utili ai fini del calcolo della capacita' di stoccaggio: a le superfici della lettiera permanente, purche' alla base siano impermeabilizzate secondo le indicazioni di cui al comma 1; per il calcolo del volume stoccato si fa riferimento ad altezze massime della lettiera di 0,60 metri nel caso dei bovini, di 0,15 metri per gli avicoli e di 0,30 metri per le altre specie; b per gli allevamenti di galline ovaiole e riproduttori, le fosse profonde dei ricoveri a due piani e le fosse sottostanti i pavimenti fessurati, detti anche posatoi, degli allevamenti a terra; sono fatte salve diverse disposizioni delle autorita' sanitarie.

Fatta salva la disposizione di cui al comma 3, per gli allevamenti avicoli a ciclo produttivo inferiore a novanta giorni, l'accumulo su suolo agricolo di letami e di lettiere esauste di allevamenti avicunicoli, esclusi gli altri materiali assimilati definiti dall'articolo 2, comma 1, lettera e , e' ammesso solo dopo uno stoccaggio di almeno novanta giorni; tale accumulo puo' essere praticato ai soli fini dell'utilizzazione agronomica sui terreni circostanti e in quantitativi non superiori al fabbisogno di letami dei medesimi.

I liquidi di sgrondo dei letami vengono assimilati ai liquami per quanto riguarda il periodo di stoccaggio, come disciplinato dall'articolo 8, commi 6 e 8. Negli allevamenti di piccole dimensioni, in deroga alle disposizioni di cui ai commi da 2 a 6, i letami sono stoccati nel rispetto dei limiti di volume previsti dalle disposizioni degli enti locali e comunque in modo da non costituire pericolo per la salute e l'incolumita' pubblica e da non provocare l'inquinamento delle acque superficiali e sotterranee.

Ai sensi dell'articolo 36, comma 4, lettera b della legge regionale 11 novembre , n. Caratteristiche e dimensionamento dei contenitori per lo stoccaggio dei liquami 1. Gli stoccaggi dei liquami sono realizzati in modo da raccogliere, nei casi previsti all'articolo 2, comma 1, lettera f , numero 6, anche le acque destinate all'utilizzazione agronomica derivanti dal lavaggio delle strutture, degli impianti e delle attrezzature zootecniche, fatta eccezione per le trattrici agricole.

Alla produzione complessiva di liquami da stoccare e' sommato il volume delle acque meteoriche, convogliate nei contenitori dello stoccaggio da superfici scoperte impermeabilizzate interessate dalla presenza di effluenti di allevamento.

Le acque meteoriche provenienti da tetti e tettoie e da aree non connesse all'allevamento non possono essere raccolte nei contenitori. Il dimensionamento dei contenitori non dotati di copertura atta ad allontanare l'acqua piovana tiene conto di un franco minimo di sicurezza di almeno 20 centimetri. Il fondo e le pareti dei contenitori sono adeguatamente impermeabilizzati ed a tenuta stagna al fine di evitare percolazioni o dispersioni degli effluenti stessi all'esterno.

Nel caso di costruzione di nuovi contenitori, al fine di indurre un piu' alto livello di stabilizzazione dei liquami, e' previsto, per le aziende in cui viene prodotto un quantitativo annuo di azoto al campo superiore a 6.

Il prelievo a fini agronomici avviene dal bacino contenente liquame stoccato da piu' tempo. Il dimensionamento dei contenitori e' tale da evitare rischi di cedimenti strutturali e garantire la possibilita' di omogeneizzazione dei liquami.

La capacita' di stoccaggio degli allevamenti, calcolata in rapporto alla consistenza dell'allevamento stabulato ed al periodo in cui il bestiame non e' al pascolo, non e' inferiore al volume di liquami prodotti in: a novanta giorni per gli allevamenti di bovini da latte, bufalini, equini e ovicaprini in aziende con terreni caratterizzati da assetti colturali che prevedono la presenza di pascoli, di prati di media o lunga durata o di cereali autunno-vernini; b centoventi giorni per tutti gli altri casi.

Per il dimensionamento dei contenitori, qualora non sussistano esigenze particolari di una piu' analitica determinazione dei volumi stoccati, si fa riferimento al volume dei liquami individuato, per categoria di animale e tipo di stabulazione, nelle tabelle 1 e 2 dell'allegato A.

MUGNANO. Sorpreso a scaricare letame sulla Provinciale, multa per un 40enne

In deroga alle disposizioni di cui al comma 6, negli allevamenti di piccole dimensioni, la capacita' di stoccaggio degli allevamenti, calcolata in rapporto alla consistenza dell'allevamento stabulato ed al periodo in cui il bestiame non e' al pascolo, non e' inferiore al volume di liquami prodotti in novanta giorni. Per gli allevamenti esistenti il volume determinato dalle fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati al di sotto della soglia di tracimazione, e' considerato utile allo stoccaggio delle deiezioni.

Per i nuovi allevamenti e per gli ampliamenti di quelli esistenti non sono considerate utili ai fini del calcolo dei volumi di stoccaggio le fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati. E' vietata la nuova localizzazione dei contenitori nelle zone ad alto rischio di esondazione, come individuate negli atti di programmazione e di governo del territorio. Sezione II Criteri e norme tecniche per l'utilizzazione agronomica delle acque reflue, i trattamenti e i contenitori di stoccaggio Art.

Criteri generali di utilizzazione delle acque reflue 1. L'utilizzazione agronomica delle acque reflue, contenenti sostanze naturali non pericolose, e' finalizzata al recupero dell'acqua, delle sostanze nutritive e ammendanti contenute nelle medesime. Divieti di utilizzazione agronomica delle acque reflue, i trattamenti e i contenitori di stoccaggio 1. L'utilizzo delle acque reflue e' consentito sulle aree aziendali omogenee con pendenza media superiore al 10 per cento e fino al 20 per cento quando sono presenti sistemazioni idraulico-agrarie, quali ciglionamenti e terrazzamenti, o quando sono rispettate le seguenti prescrizioni, volte ad evitare il ruscellamento e l'erosione: a l'applicazione delle acque reflue e' frazionata in piu' dosi; b sui terreni destinati a seminativi solamente in fase di prearatura e sulle colture legnose agrarie l'applicazione avviene mediante iniezione diretta nel suolo o spandimento superficiale a bassa pressione con interramento delle acque reflue entro il giorno successivo all'applicazione stessa; c sulle colture prative l'applicazione avviene, ove possibile, mediante iniezione diretta o mediante spandimento a raso; d sulle colture cerealicole o di secondo raccolto l'applicazione avviene mediante spandimento a raso in bande o superficiale a bassa pressione in copertura.

Stoccaggio delle acque reflue 1. Gli stoccaggi delle acque reflue sono realizzati in modo da raccogliere le acque destinate all'utilizzazione agronomica derivanti dal lavaggio delle strutture, degli impianti e delle attrezzature zootecniche, ad esclusione delle trattrici agricole.

Alla produzione complessiva di acque reflue da stoccare e' sommato il volume delle acque meteoriche, convogliate nei contenitori dello stoccaggio da superfici scoperte impermeabilizzate interessate dalla presenza degli impianti. Le acque meteoriche provenienti da tetti e tettoie e da aree non connesse agli impianti sono escluse dalla raccolta nei contenitori per lo stoccaggio delle acque reflue.

Il fondo e le pareti dei contenitori sono adeguatamente impermeabilizzati ed a tenuta stagna al fine di evitare percolazioni o dispersioni all'esterno. Il dimensionamento dei contenitori e' tale da evitare rischi di cedimenti strutturali e garantire la possibilita' di omogeneizzazione delle acque reflue.

La durata dello stoccaggio e' commisurata ai volumi prodotti e al fabbisogno nutritivo e idrico delle colture, definito secondo i criteri indicati negli allegati B e C. In ogni caso la durata dello stoccaggio non puo' essere inferiore a novanta giorni. Per l'ubicazione dei contenitori le autorita' competenti tengono conto dei seguenti parametri: a distanza dai centri abitati; b fascia di rispetto da strade, autostrade, ferrovie e confini di proprieta'.

I contenitori possono essere ubicati anche al di fuori dell'azienda che utilizza le acque reflue a fini agronomici, purche' non vengano miscelate con altre tipologie di acque reflue, con effluenti di allevamento o rifiuti. E' vietata la nuova localizzazione di contenitori nelle zone ad alto rischio di esondazione, come individuate negli atti di programmazione e di governo del territorio.

Tecniche di distribuzione degli effluenti di allevamento e delle acque reflue 1.

Letame - Foto di Stock

Al fine di prevenire la percolazione di nutrienti nei corpi idrici, la scelta delle tecniche di distribuzione degli effluenti di allevamento e delle acque reflue tiene conto: a delle caratteristiche idrogeologiche e geomorfologiche del sito; b delle caratteristiche pedologiche e delle condizioni del suolo; c del tipo di effluente di allevamento o di acque reflue; d delle colture praticate e della loro fase vegetativa.

Le tecniche di distribuzione assicurano: a l'uniformita' di applicazione; b un'elevata utilizzazione degli elementi nutritivi attraverso: 1 la somministrazione nel momento piu' idoneo alla massimizzazione dell'efficienza di utilizzazione degli elementi nutritivi, compatibilmente con le condizioni pedoclimatiche contingenti e con le forme di azoto presenti nei fertilizzanti impiegati; 2 l'effettiva incorporazione nel suolo dei liquami contemporaneamente allo spandimento ovvero entro un periodo di tempo idoneo a ridurre le perdite di ammoniaca per volatilizzazione, il rischio di ruscellamento, la lisciviazione e la formazione di odori sgradevoli, fatti salvi i casi di distribuzione in copertura; c il contenimento della formazione e diffusione, per deriva, di aerosol verso aree non interessate da attivita' agricola, comprese le abitazioni isolate e le vie pubbliche di traffico veicolare.

La fertirrigazione e' realizzata secondo le modalita' previste dall'allegato C, al fine di contenere la lisciviazione dei nitrati al di sotto delle radici e il rischio di ruscellamento dei fertilizzanti azotati. In caso di utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue al di fuori del periodo di durata della coltura principale, nei suoli soggetti a forte erosione, e' garantita una copertura tramite vegetazione spontanea, colture intercalari o colture di copertura o, in alternativa, altre pratiche colturali atte a ridurre la lisciviazione dei nitrati, come previsto dal codice di buona pratica agricola CBPA di cui al decreto del Ministro per le politiche agricole 19 aprile Le modalita' di distribuzione delle acque reflue sono finalizzate a massimizzare l'efficienza dell'acqua e dell'azoto in funzione del fabbisogno delle colture, in conformita' a quanto previsto dall'articolo 9, comma 2, lettera b.

Dosi di applicazione dei fertilizzanti azotati 1. Le dosi di fertilizzanti azotati non superano gli apporti massimi di azoto per coltura riportati nelle tabelle 2a, 2b, 2c dell'allegato B e sono giustificate dal piano di utilizzazione agronomica di cui all'articolo 15, ove previsto.

Il quantitativo medio aziendale di azoto totale al campo apportato con effluenti di allevamento, compresi le deiezioni depositate dagli animali quando sono tenuti al pascolo nonche' i fanghi di depurazione, non supera il valore di chilogrammi per ettaro e per anno; tale quantitativo e' calcolato sulla base dei valori indicati nelle tabelle 1 e 2 dell'allegato A o, in alternativa, secondo le modalita' individuate nell'allegato A.

Per le aziende ricadenti in parte anche nelle zone vulnerabili da nitrati, il quantitativo medio aziendale si intende riferito esclusivamente alla superficie aziendale compresa nelle zone ordinarie. Le dosi di applicazione delle acque reflue non possono essere superiori ad un terzo del fabbisogno irriguo totale delle colture. La quantita' di azoto totale al campo apportato con effluenti di allevamento, acque reflue, fanghi di depurazione e ammendanti organici non supera il valore di chilogrammi per ettaro e per anno nell'area aziendale omogenea.

Sezione IV Criteri per la comunicazione, il piano di utilizzazione agronomica e il trasporto degli effluenti di allevamento e delle acque reflue Art. Disciplina della comunicazione dell'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue 1.

Ai fini di una corretta utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue presentano la comunicazione dell'inizio dell'attivita' di spandimento: a gli allevamenti di cui al punto 6.

Sono esonerate dalla presentazione della comunicazione o presentano la comunicazione semplificata le aziende di cui alla tabella 1 dell'allegato D, sulla base dell'utilizzo agronomico di azoto al campo e della zona interessata. La comunicazione e' redatta nel rispetto dei contenuti e secondo le modalita' di cui all'allegato D ed e' sottoscritta dal legale rappresentante dell'azienda. Se le fasi di produzione, trattamento, stoccaggio e applicazione al terreno sono suddivise tra piu' soggetti, questi presentano singolarmente la comunicazione relativa alla specifica attivita' svolta.

Le aziende che producono o effettuano lo stoccaggio degli effluenti di allevamento o delle acque reflue in sedi ricadenti sia in zona ordinaria sia in zona vulnerabile da nitrati, sono considerate come ricadenti in zone vulnerabili da nitrati ai fini della presentazione della comunicazione, come previsto nella tabella 1 dell'allegato D.

Le aziende che effettuano lo spandimento degli effluenti di allevamento o delle acque reflue in terreni ricadenti sia in zona ordinaria sia in zona vulnerabile da nitrati, sono considerate come ricadenti in zone vulnerabili da nitrati ai fini della presentazione della comunicazione come previsto nella tabella 1 dell'allegato D.

La comunicazione: a e' compilata e stampata utilizzando il Sistema informativo agricolo della Regione Friuli Venezia Giulia S. FVG di cui all'articolo 7, comma 24 della legge regionale 26 febbraio , n. La comunicazione ha validita' di cinque anni dalla data di presentazione. Per i terreni in uso a terzi, i rapporti tra le aziende sono formalizzati, prima della presentazione della comunicazione, tramite un documento contenente almeno le seguenti informazioni: a gli estremi identificativi dell'azienda che effettua l'utilizzazione agronomica; b gli estremi identificativi dell'azienda che mette a disposizione i terreni; c la natura degli effluenti di allevamento o delle acque reflue utilizzati; d gli estremi identificativi e la superficie catastale dei terreni messi a disposizione; e la data di inizio e fine del rapporto di uso a terzi; f l'autorizzazione del soggetto che concede i propri terreni all'azienda che effettua l'utilizzazione agronomica all'accesso al proprio fascicolo aziendale sul S.

FVG; g l'impegno reciproco delle parti a comunicare entro quindici giorni dall'applicazione al suolo, la natura e i quantitativi dei fertilizzanti azotati effettivamente impiegati.

Lo stesso terreno non puo' essere concesso in uso a terzi a piu' soggetti nel corso dello stesso anno solare. In deroga a quanto previsto dal comma 1, l'utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue prodotti in alpeggi situati nelle zone C o D delle aree rurali di cui all'allegato 1 del Programma di sviluppo rurale della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, non e' soggetta all'obbligo di comunicazione.

Piano di utilizzazione agronomica delle pratiche di fertilizzazione 1. Il piano di utilizzazione agronomica PUA delle pratiche di fertilizzazione e' presentato da: a gli allevamenti di cui al punto 6. Il PUA, sottoscritto dal legale rappresentante dell'azienda che effettua lo spandimento degli effluenti di allevamento, contiene le seguenti informazioni suddivise per ogni area aziendale omogenea: a modalita' di utilizzazione degli effluenti di allevamento; b dosi di fertilizzanti azotati in conformita' a quanto definito all'articolo 13 del regolamento per le aree aziendali omogenee ricadenti nelle zone ordinarie e all'articolo 23 per le aree aziendali omogenee ricadenti nelle zone vulnerabili da nitrati.

Il PUA: a e' compilato e stampato utilizzando il S. FVG attraverso il sito www. Il PUA ha validita' di cinque anni e comunque fino alla data di presentazione di una nuova comunicazione.

Fermo restando quanto previsto al comma 4, le aziende presentano un aggiornamento del PUA tempestivamente o comunque entro il 31 dicembre dell'anno in cui e' avvenuta la variazione, in caso di variazioni significative concernenti: a la presentazione di un aggiornamento della comunicazione ai sensi dell'articolo 14, comma 9 del regolamento; b un incremento, superiore al 10 per cento delle quantita' di azoto provenienti dai fertilizzanti azotati rispetto a quelle indicate nel documento precedente.

Salvi i casi in cui l'utilizzatore intenda derogare ai limiti previsti nell'articolo 13, comma 5, il PUA non e' sottoposto a valutazione di incidenza di cui all'articolo 5 del decreto del Presidente della Repubblica 8 settembre , n. Trasporto degli effluenti di allevamento e delle acque reflue 1. Per il trasporto degli effluenti di allevamento o delle acque reflue e' compilato un documento di trasporto che contiene le seguenti informazioni: a gli estremi identificativi dell'azienda da cui ha origine il materiale trasportato con l'indicazione del legale rappresentante; b la natura e la quantita' del materiale trasportato; c l'identificazione del trasportatore e del mezzo di trasporto; d gli estremi identificativi dell'azienda destinataria con l'indicazione del legale rappresentante; e gli estremi della comunicazione di cui all'articolo 14 presentata dall'azienda da cui ha origine il materiale trasportato, se tenuta alla compilazione della medesima.

Il documento previsto al comma 1 viene compilato, prima dell'inizio del trasporto, dall'azienda da cui ha origine il materiale in duplice copia, di cui una consegnata o spedita all'azienda destinataria. Il documento di cui al comma 1 e' conservato per cinque anni.

In Evidenza

Ai fini del controllo del trasporto degli effluenti di allevamento o delle acque reflue nei terreni utilizzati per lo spandimento dalla medesima azienda che li ha prodotti, si fa riferimento alla comunicazione di cui all'articolo 14 conservata presso la sede aziendale o, per le aziende non tenute alla presentazione della comunicazione, al fascicolo aziendale. Disposizioni generali per le zone vulnerabili da nitrati 1.

Per tutto quanto non previsto nel presente capo si applicano le disposizioni previste nel capo II in quanto compatibili. Nelle zone vulnerabili da nitrati si applica il CBPA. Sino all'adozione di specifiche misure di conservazione dei siti Natura , si applicano le modalita' di concimazione dei prati stabili naturali.

Divieti di utilizzazione dei letami, dei concimi azotati e degli ammendanti organici nelle zone vulnerabili da nitrati 1. Le disposizioni di cui al comma 1, lettere a e b , non si applicano ai canali con argini artificiali rilevati nonche' alle scoline e ai capifosso ad esclusivo utilizzo di una o piu' aziende, purche' non connessi naturalmente ai corpi idrici naturali.

Nelle fasce di divieto di cui al comma 1, lettere a , b e c , e' obbligatoria, ove tecnicamente possibile, una copertura vegetale permanente anche spontanea ed e' raccomandata la costituzione di siepi o di altre superfici boscate.

L'utilizzo dei concimi azotati e ammendanti organici nelle zone vulnerabili da nitrati e' vietato a partire dal giorno precedente l'intervento irriguo, nel caso di irrigazione a scorrimento per i concimi non interrati. Divieti di utilizzazione dei liquami nelle zone vulnerabili da nitrati 1. L'utilizzo dei liquami e' consentito sulle aree aziendali omogenee con pendenza media superiore al 10 per cento e fino al 20 per cento quando sono presenti sistemazioni idraulico-agrarie, quali ciglionamenti e terrazzamenti, o quando sono rispettate le seguenti prescrizioni, volte ad evitare il ruscellamento e l'erosione: a l'applicazione dei liquami e' frazionata in piu' dosi; b sui terreni destinati a seminativi solamente in fase di prearatura e sulle colture legnose agrarie l'applicazione avviene mediante iniezione diretta nel suolo o spandimento superficiale a bassa pressione con interramento del liquame entro il giorno successivo all'applicazione stessa; c sulle colture prative l'applicazione avviene, ove possibile, mediante iniezione diretta o mediante spandimento a raso; d sulle colture cerealicole o di secondo raccolto l'applicazione avviene mediante spandimento a raso in bande o superficiale a bassa pressione in copertura.

Nelle fasce di divieto di cui al comma 1, lettere a e b , e' obbligatoria, ove tecnicamente possibile, una copertura vegetale permanente anche spontanea ed e' raccomandata la costituzione di siepi o di altre superfici boscate.

Caratteristiche dello stoccaggio degli effluenti di allevamento nelle zone vulnerabili da nitrati 1. Per le caratteristiche e il dimensionamento dei contenitori per lo stoccaggio dei letami e dei liquami nelle zone vulnerabili da nitrati si applicano le disposizioni di cui all'articolo 6, comma 1, all'articolo 7 commi da 1 a 7 e all'articolo 8, commi 2, 3, 4, 5 e La capacita' di stoccaggio degli allevamenti nelle zone vulnerabili da nitrati non e' inferiore ai volumi di effluenti prodotti in : a centoventi giorni per le deiezioni degli avicunicoli essiccate con processo rapido a tenori di sostanza secca superiori al 65 per cento; b centoventi giorni per i liquami degli allevamenti in stabulazione di bovini da latte, bufalini, equini e ovicaprini in aziende con terreni caratterizzati da assetti colturali che prevedono la presenza di pascoli o prati di media o lunga durata e cereali autunno-vernini; c centottanta giorni per i liquami degli allevamenti diversi da quelli della lettera b o in assenza degli assetti colturali della medesima lettera b.

Gli stoccaggi dei liquami nelle zone vulnerabili da nitrati sono realizzati in modo da poter accogliere anche le acque di lavaggio, destinate all'utilizzazione agronomica, delle strutture, degli impianti e delle attrezzature zootecniche, fatta eccezione per le trattrici agricole.

Alla produzione complessiva di liquami da stoccare e' sommato il volume delle acque meteoriche, pari a 0,5 metri cubi per metro quadro, convogliate nei contenitori dello stoccaggio da superfici scoperte interessate dalla presenza di effluenti di allevamento. Il dimensionamento dei contenitori non dotati di copertura atta ad allontanare l'acqua piovana tiene conto di un franco minimo di sicurezza di almeno 50 centimetri. Negli allevamenti di piccole dimensioni delle zone vulnerabili da nitrati la capacita' di stoccaggio non e' inferiore ai volumi di effluenti prodotti in: a novanta giorni nei casi di cui al comma 2, lettere a e b ; b centoventi giorni nei casi di cui al comma 2, lettera c.

Per gli allevamenti esistenti nelle zone vulnerabili da nitrati il volume determinato dalle fosse sottostanti i pavimenti fessurati e grigliati al di sotto della soglia di tracimazione, e' considerato utile allo stoccaggio delle deiezioni.


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